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Quaderno turistico del 1934, scritto da Manfredi Caruso

manfredini caruso.jpgIl Dott. Manfredi Caruso è nato a Guglionesi il 25 agosto 1895.  Sì laureò in medicina e chirurgia con il massimo dei voti presso la Reale Università di Napoli il 17 luglio 1920.  E' stato annoverato 'tra i medici poeti e letterati' autore di oltre cento poesie la sua produzione è stata favorevolmente giudicata in un saggio critico del Prof. Giambattista Ughetti.  Ordinario della Reale Università di Catania.  Fu autore anche di un opuscolo storico-turistico su Guglionesi.  Fu giornalista e dalla fine della prima guerra mondiale fino alla sua morte avvenuta nel 1951, fu corrispondente e collaboratore delle seguenti testate: Il Paese, Il Mondo, Il Mattino, Il Giornale d'Italia, Forze Sanitarie, Il Progresso Sociale del Mezzogiorno, Luci Molisane e Momento Sera.  Ha condotto per circa 20 anni la campagna antimalarica a Guglionesi con avveduti, appropriati criteri originali.  Si è attivato moltissimo per la soluzione dell'approvvigionamento idrico e del risanamento del Comune di Guglionesi.  Nel 1935 fu fondatore del locale comitato Dante Alighieri.  E anche di una biblioteca popolare gratuita a Guglionesi.  Vanno ricordate le sue battaglie per l'emancipazione e il progresso civile e sociale del suo paese Guglionesi.




quaderno turistico.jpgGuglionesi

Tra campi verdeggianti olivi e fiori,
Tra vigneti dal frutto di rubino,
In un cielo che suscita gli amori,
La terra di Galterio è un bel giardino.

Due freschi rivi limpidi e canori,
Bacian gli ombrosi fianchi da vicino,
Di fronte è il mare pieno di tesori,
Da l'altra parte sfuma l'Appennino.

Quando al tramonto il rosignolo un canto
Inalza lieve al giorno che si more,
E s'avanza la notte come manto.

Mirando di Frentania il più bel fiore
Tra rosee nubi e i rai cadenti, oh quanto
Mi sento tutto intenerito il core!




L'intelligente editore Carunchio, un giorno di questi, mi ha proposto di scrivere per i suoi
Quaderni turistici brevi cenni su Guglionesi.  L'invito mi è andato a genio, perché sono un po campanilista, e plaudo con tutto il cuore alla bella iniziativa, che, se incoraggiata, potrà apportare non lieve contributo alla valorizzazione di taluni centri del nostro Molise.  Giuseppe Giusti, il poeta satirico e patriottico di Monsumanno, scrisse che il paese proprio è un porto desiderato anco per coloro che, senza mai far naufragio, attraversarono il mare sempre inquieto della vita, e, rivolgendosi a quei cosmopoliti, che, per la pazzia di voler essere cittadini del mondo, non sanno essere paesani del proprio paese, ammonisce che come le piante vegetano meglio in un terreno pittosto che in un altro, così noi dovremmo vivere e trovarci bene, più che in ogni altro, nel luogo che ci ha veduti nascere.  Sono parole dense di pensiero e di verità!  Talvolta, infatti, s'incontrano degl'incoscienti, che disprezzano il loro paese, e lo disdegnano, con aspre censure e con spavalda insipienza, anche di fronte al forestiero. Dovremmo, invece, imparare ad amarlo, con dignità e con fierezza, e tutti, riuniti nell'altissima finalità di un maggiore progresso, compulsarne i bisogni, ricrearne i rimedi e favorire l'ascesa.  A voi, o giovanissimi tra i miei concittadini, cui dedico quasta mia concisa nota illustrativa, sarà affidato tale compito di sublime bellezza, perché la devozione alla Patria, ed entrambe, più che sentimenti di pura affettività, sono qualche cosa di più alto e di più assoluto: sono un dovere!

Guglionesi, giugno 1934 - XII
Dott. Manfredi Caruso       


Guglionesi, terra ospitale ed antica, è a 370m. di altezza, e dista 85km. dal Capoluogo della Provincia, appena 10km., in linea d'aria, dal mare.  Conta circa 7000 anime, mentre prima, con la frazione di Petacciato, da qualche anno eretta in Comune autonomo, ne contava oltre 8500.  Faceva parte della Frentania, cioè di quella zona del Chietino e del Molise, lungo la costa orientale della penisola, abitata dal popolo frentano.  E' Capoluogo di Mandamento, ed è sede di Pretura, di Ufficio Distrettuale delle Imposte Dirette e di Ufficio di Registro e Bollo.  Ha una posizione ridentissima su un'altura pianegiante alla sua sommità, e la sua sagoma, molto caratteristica è - come scrivevo sul Giornale d'Italia, inaguarando la nuova rubrica del L'elogio dei campanili molisani - quella, da lontano, di una grande nave, che maestosa emerge dalle acque.  Il colle, superbamente isolato, è battuto e purificato dai venti:  ora sono quelli gelidi dell'Appennino, ora sono quelli tepidi del mare.  L'agro è estesissimo: il più grande a coltivazione del Molise, con oltre 10.500 ettari di superficie.  Il colle e la vallata sono tappezzati di verde perenne: viti ed ulivi, molti ulivi, ulivi alti e fronzuti.  Ai suoi fianchi scorrono, in bianche strie argentine, il Biferno, il più grande fiume, ed il Sinarca, il più grande torrente della Provincia. Il panorama è immenso: un incanto!

Fu definito da un antico sovrano, Ferdinando II di Borbone, nella sua visita che fece a Guglionesi ai 14 settembre 1832, uno dei più belli, sempre dopo quello del golfo partenopeo.  Oggi la celebre passeggiata di Castellara, che forma l'orgoglio della cittadina e la schietta delizia di ogni forestiero; di dove tu ammiri il monte, il piano, la vallata, il burrone, il fiume, il mare, le isole ed il lago; di dove tu spazi con l'occhio, dalla Maiella ed il Gran Sasso d'Italia all'Adriatico azzurrissimo, da Punta Penna alla massa montuosa del Gargano, al pescosissimo Lesina ed all'immenso Tavoliere delle Puglie; di dove tu ammiri, in lontananza, in una solitudine cullata dai flutti, le Isole di Tremiti o Isole Diomedee, oggi Castellara è stata dichiarata veduta panoramica d'interesse nazionale.  L'ottima pavimentazione di Guglionesi, anche dei più reconditi siti, tutta a pietra vesuviana; il grandioso edificio scolastico ed altre attrative locali, su tutti coloro che vi giungano, destano ammirazione ed anche sorpresa, perché essi vengono con falsi preconcetti, e prima di conoscere i luoghi, ritengono di dovere mettere piede in un paesucolo più modesto e chiuso al progresso.  Forse questa credenza è invalsa con l'andar degli anni, sia per la lontananza dalla Stazione Ferroviaria, a 9 km. dall'abitato, dove ora si accede con regolare servizio di autocorriera, sia perché la località, provvista largamente di tutto il necessario, si è per molto tempo estraniata da ogni vita di relazione con zone lontane.  Tra le ottime istituzioni cittadine è degna di essere menzionata la fiornete Biblioteca scolastico-popolare, ricca di oltre 4000 volumi (letterari, storici, scientifici e didattici), la quale, sorta col contributo con alcuni benemeriti emigrati in America, è divenuta, dopo la Sannitica di Campobasso, la più importante della Regione.

Guglionesi novera circa novanta caduti, il fior fiore di sua balda gioventù.  In ricordo degli eroi immolatasi alla Patria v'ha un'artistica lapide, epigrafata da un grande letterato comprovinciale, il defunto Senatore Francesco D'Ovidio; una cappella votiva, dove sono custodite parecchie salme di valorosi morti in guerra, tornati a dormire il loro sonno eterno tra le natie zolle; ed un Parco della Rimembranza con filari di mistico cipresso.  La storia cittadina è ricca di tradizioni.  Deriva da Usconium, una delle principali città della Frentania, che fu importante Municipio Romano, con vasta giuristizione, e raggiunse opulenza e splendore.  Ruderi importanti e avanzi dell'acquedotto urbano della magnifica città madre erano, fino a pochi anni fa, ancora presenti nella contrada denominata Palude.  Ad Usconium dovrebbe essere intitolata una principale piazza o via del paese, pur facendo rimanere l'attuale denominazione di Corso Roma alla strada che prima ne portava il nome, e sarebbe desiderabile, altresì, che tutti i ben pensanti, attaccati alle memorie ed alle tradizioni del natio loco, si ricordino a tempo debito di fare intitolare taluni dei principali siti e ritrovi, ad esempio il futuro campo sportivo, a questo nome ricco di ricordi e di gloria.  L'attuale Guglionesi era un pagus o villaggio, dove i ricchi cittadini di Usconio possedevano villini e vigneti, e si chiamava, all'origine Collisnysii (da Nysus abbreviazione di Dyonisus, in italiano Bacco), perché sorge su di un colle consacrato in gran parte alle coltivazione della vite.

Ebbe nell'Evo Medio, una vita agitata, perché fu diverse volte distrutta e ricostruita per le continue contese e le alterne vicende dei suoi dominatori, tra cui si noverano, principalmente, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi.  Uno dei più antichi figli di questa terra, di cui la storia ci ha tramandato il nome per onorarlo, fu il decemviro Bruzio Presente, che per due volte ascese al consolato nell'alma Roma.  A proposito dei Normanni, le memorie del Barone Adamo Fedele Cini, di antichissima e nobile famiglia locale, asseriscono che il nome moderno di Guglionesi non fosse la derivazione di quello antico Collisnysii, ma di quello più recente di Guglienìches, nome imposto dal Principe normianno Guglielmo detto Bracciodiferro all'epoca della sua conquista, e che vorrebbe significare, dalla corrispondente parola greca di vittoria, terra di conquista di Guglielmo. 

Molte sono le persone che hanno in tutti i tempi illustrato il nome di questa terra, e noi ci limitiamo a citarne qualcuna: il già nominato Bruzio Presente; Galterio, valoroso guerriero e signore di Guglionesi, che nel 1059 difese fieramente la Patria contro l'invasione dei Normanni; i baroni Matteo e Lorenzo Cini, che dal 1470 in poi ebbero rispettivamente l'onorifica carica di capitano d'armi del re Ferdinando I d'Aragona e di capitano generale della Regina Giovanna d'Aragona, la quale dimorò lungo tempo in Guglionesi, dove tuttora permangono i resti del Palazzo della Regina; Diego De Marinis, sacerdote e storico di grande cultura, consultato e stimato anche dal celebre storico Ludovico Antonio Muratori; Adamo Santelli, dotto giureconsulto, che fu professore di diritto all'Università di Napoli, consultore di Stato uno dei compilatori e sapiente commentatore del Codice Napoletano, nonché ministro dell'Interno morto nel 1821; il dottor fisico Giacomo De Sanctis, medico, patriota e cospiratore; Adamo Massari, uno dei più ferventi cospiratori molisani per l'unificazione del Regno d'Italia; il canonico Angelo Maria Rocchia, studioso di storia paesana, ed autore di una Cronistoria locale, frutto di paziente lavoro; l'On.le Avv. Mario Carusi, impavido combattente e mutilato di guerra, che anche in prigionia seppe tenere alto il prestigio del soldato italiano, imponendolo al rispetto dello straniero, e che dal Fascismo liberatore venne elevato alla carica di Sottosegretario di Stato al Ministero delle Comunicazioni; il prof. dott. Domenico Pace, scienziato che ha rivoluzionato la patalogia del cuore con nuovi e profondi studi, conosciutissimi e ed apprezzati anche all'estero, e che è uno dei più illustri cardiologi viventi d'Italia e fuori; lo scultore Arturo Stagliano, che fu un tempo allievo prediletto del grande pittore Domenico Morelli, ed in seguito allievo del Senatore Leonardo Bistolfi, uno dei più grandi artisti del nostro tempo, disegnatore inarrivabile a bianconero, autore della impareggiabile statua di Sant'Anselmo ad Aosta, della magnifica statua equestre al generale Govone in Alba, e dei grandiosi monumenti, per citarne qualcuno tra i principali, ai caduti di Alba, di Novara e di Treviso.

Il paese, che fu importante sede di religiosi dai tempi antichissimi della Cristianità, ebbe ben trenta chiese e conventi e monasteri (S.Chiara, S.Francesco, Annunziata, Cappuccini, S.Giovanni in Eremo), di cui esistono tuttora molte vestigia.  Attualmente sono aperte al culto otto chiese, tra cui la Cattedrale di S.Maria Maggiore, imponente costruzione rifatta ex novo dal 1746 in poi, che possiede un pergamo bellissimo scolpito in legno da un autentico artista nato, il guglionesano Domenico Leone senior, e tre quadri antichi di valore, di cui un ovale pregevolissimo di Madonna, che si vuole apprtenga alla scuola di Pietro Vannucci detto il Perugino, insigne pittore morto il 1524, che fu maestro di Raffaello.  Un'ala della Cattedrale, ad un livello inferiore al suo basamento, contiene un tempietto assai vetusto denominato il Succorpo, ove ci si costituiscono le sacre reliquie del Prodettore, di grande interesse artistico, che risalirebbe ad epoca anteriore al 1000.  Un'altra chiesa, insigne per antichità e per pregi, è quella di S,Nicola, in stile prevalentemente romanico, che, peure facendosi risalire al settimo secolo (Rochhia), cioè a ben 13 secoli addietro, è discretamente conservata: un simile gioiello, che forma l'ornamento più prezioso ed attraente della cittadina, merita di essere dichiarato, senza ulteriore dimenticanza, monumento nazionale, affinchè lo Stato, con quel culto professato verso i capolavori dell'arte e del genio, lo conservi, con adatte opere di consolidamento e di isolamento. all'ammirazione dei posteri.

Speciale caratteristica del luogo è una bella piazza centralissima, Piazza Benito Mussolini, che ha per sfondo la grande mole Chiesa Madre, e, ai lati, due porticati, che, nei tempi piovosi, offrono un passeggio riparato.  Il mercato cittadino è fornitissimo: non vi manca nulla.  Vi sono negozi di ogni genere ed ottime fabbriche di paste alimentari.  I dintorni e la campagna sono invidiabili.  La coltivazione dell'immenso agro è vasta e multiforme.  Qui predomina la cerealicoltura in tale proporzione, che Guglionesi si può definire il granaio del Molise: infatti si producono, annualmente, oltre 150.000 quintali di grano duro, sul tipo migliori di Puglia.  Sono largamente coltivati anche la vite e l'ulivo, che vi prosperano rigogliosi.  V'è tutta una zona, detta Gessari, con ricchi giacimenti di ottimo gesso, di ocre policrome e di marne, non ancora sufficientemente sfruttata a scopo industriale.  Una recente analisi, fatta eseguire dall'A., ha accertato in tali ocre la presenza di ossido di ferro e di ossido di manganese in discreta quantità.  Nella stessa contrada, quando mai pittorescha, laddove si sprofonda il verso il Biferno, vi sono numerose e profonde caverne, che alimentano misteriose leggende paesane, e che bisognerebbe bene esplorare, non essendo improbabile che, per la loro vastità e contiguità, siano comunicanti, e possano racchiudere suggestive bellezze, atte a richiamare la passione turistica dei visitatori forestieri. 

Manca un costume paesano, perché tutti vestono civilmente.  Perfino la classe contadina ha pretese di eleganza, e indossa, nei giorni festivi, abiti alla moda, con un certo sfarzo ed anche con civetteria.  La gioventù è fiorente: razza forte, robusta, lavoratrice, bella.  Il folclore locale presenta, di notevole, taluni riti e feste, che vengono celebrati con ricchezza di mezzi e con molto fasto.  Il popolo, dall'anima sensibilissima, ha uno spiccato amore per la musica, forse in virtù della natura rigogliosa dei luoghi,  che estasia la vista ed inebria i cuori.  Un tempo fiorirono qui dei corpi bandistici, che avevano un nome, ed oggi, in virtù di questa passione, i primissimi concerti sono richiesti per allietare con i loro concerti le grandi solennità.  L'ospitalità è larga, ed il forestiero ha la sensazione di una cordialità tutta familiare.

Anche il canto rivela la squisita sensibilità artistica di questa gente: vi sono delle ricorrenze, la notte di S.Silvestro, la notte che precede il Carnevale, e la notte di S.Sebastiano, in cui si formano delle comitive di cantori, che vanno offrendo le loro melodi augurali sotto i veroni delle case amiche.  Fiorivano molto, un tempo, madrigali, strambotti, stornelli e canzonette, per lo più creati da elementi popolari, che avevano una decisa vena poetica; oggi, invece, raramente si ascoltano canti nuovi.  Ma canti nuovi o canti vecchi, qualle nenie patetiche e quei concenti dolcissimi,  quando, durante il lavoro delle villanelle, riecheggiano per le ubertose vallate o per i fronzuti clivi, danno, l'ascoltatore, un'estasi divina, perché sono come una musicale cornice alla visione incantevole di una natura splendida. 

La festività di S.Adamo Abate, patrono della città, è la più attranete e la la più celebrata.  Caratteristici, in questa circostanza, i cosiddetti Vespri della vigilia, 2 gigno, in cui le Autorità il Clero, le Congrecazioni religiose, le Associazioni con vessilli, le Scuole ed una fiumana di popolo vanno incontro al Santo, alle porte dell'abitato: ciò avviene in ricordo, secondo l'antica tradizione, dell'ingresso trionfale, nel 1102, della salma miracolosa, rilevata di nascosto dal Convento di Petacciato da un bravo concittadino, il quale, in sogno, avrebbe avuto dal Santo la rivelazione di una simile volontà.  L'effige del Santo Patrono, dopo l'incontro col popolo, che si elesse a prteggere, viene accompagnata, su di un artistico carro infiorato, alla Cattedrale, dove, prima del solenne Te Deum, viene proceduto alla simbolica offerta di ceri, in segno di devozione e di amore, da parte del Podestà, che declama anche un sonetto di saluto.  Altra caratteristica locale è la processione della dimane, 3 giugno, in cui la preziosa statua d'argento del Protettore, in un trionfo di passione religiosa, viene portata per le vie cittadine parate in gran pompa, ed una lunga teosia di carri trainati da buoi, addobbati di fiori e di seriche stoffe, col quadro del Santo e bambini vestiti a festa, segue l'interminabile corteo, che tra canti liturgici, pioggia di  petali aulenti e multicolori, drappeggi di damaschi alle finestre, scoppiettìo di mortaretti e suono a distesa di tutte le campane di tutte le chiese, si svolge per ore ed ore.

Tale processione viene ripetuta, con eguale solennità, anche nei festeggiamenti di S.Antonio di Padova.  Altra processione caratteristica è qualla in onore della Madonna del Carmine, in cui i contadinelli e le contadinelle, in doppia e lunga fila, precedono il corteo sorregenti in testa delle tonde ceste di paglia lavorata (pagliole), con dentro il grano, e sulla sommità fiori e penne colorate, per offerte alla Santa, che proteggendo le campagne, favorisce il raccolto ed il benessere del popolo.

Due fiere, frequentatissime, vi hanno luogo, con un largo giro di affari: la fiera della SS. Annunziata (25 marzo), e la fiera di S.Felice (2 agosto).  Le credenze locali sono prevarse di misticismo e di poesia; ma vanno, ormai,del tutto scomparendo, perché spezzate dalla civiltà e da più realistica valutazione delle cose.  Si diceva, ad esempio, che il mattino di S.Giovanni, al primo apparire del discosolare, vi si potesse scorgere incastonato, come una fulgida gemma, la testa del Santo.  La notte che precede il giorno dei morti, guardando, sul davanzale di una finestra, nel limpido specchio d'acqua di un semplice catino, dove si riflette la tenua luce di una candela, si dovrebbe rimirare il bianco e composto corteo dei cari defunti.  Il singhiozzo sarebbe indizioche ti pensa una persona amica e lontana, a giusta di un segnale telepatico.  Nelle case potrebbe capitare talvolta la visita di un folletto strano e benigno, detto il mattamaurello, uso a compiere dispettucci ilari e birichini, ma sempre innocui, specie contro i bambini troppo irrequieti e disobbeddienti, allo scopo di correggerli e di guidarli al bene..

La caccia, un tempo, era un privilegio di questi luoghi, perché vi era, di meno di un cinquantennio, un bosco immenso attraversato dal torrente Sinarca, dove, tra una vera e fitta foresta, si trovava anche il cinghiale.  Con il disboscamento attuale la caccia è assai meno ricca di allora: non mancano, tuttavia, lepri, volpi, qualche tasso e molto uccellame.  La pesca fluviale (al Biferno ed al Sinarca, che sono, in linea retta, a meno di 2 km. dall'abitato) è praticata a scopo dilettevole da comitive di buontemponi, che, dopo la retata, imbandiscono la tavola in campagna, e libano come fedeli sacrificanti al buon dio Bacco, dispenserie, almeno temporaneo, di lietetezza e di buon sangue.

Guglionesi, in complesso, si può definire un luogo di riposo e di svago, dove si godono un clima mitissimo e salutare, il divino del pian silenzio verde, panorami deliziosi, e la dovizia che Cerere offre a piene mani con la fertilità dei suoi campi.  Se a quasti pregi non comuni si aggiunga l'nteresse  che suscita un centro evoluto, ricco di commercio e di memorie, a cui si accede, oltre che dalla stazione omonima, anche da qualla vicinissima di Termoli, sulla rete adriatica, con comodi e frequenti automezzi giornalieri, la cittadina, che è una delle più belle e popolose del Molise, può, dal lato turistico, riuscire interessante.  Anzi fermamente riteniamo che chiunque voglia visitare questi luoghi troverà, nella realtà, superata ogni previsione, e vi tornerà più affezionato di prima.

Non c'è, tuttavia, medaglia senza rovescio e rosa senza spina.  Per essere veritieri occorre mettere a nudo, con civile coraggio, anche le nostre manchevolezze: Guglionesi non ha acqua potabile condotta.  Se così non fosse, potrebbe aspirare a divenire perfino un luogo di villeggiatura: vi ha aria di monti, vi ha aria di mare, perché la sua posizione è più unica che rara.  Oggi, invece, è - come io mi esprimevo in una mia relazione presentata in seno all'Assemblea Generale del Sindacato Medico Molisano dell' 8 giugno 1932 - è solo una località fatta bella da Dio, per i suoi tesori naturali e per l'agro suo lussureggiante.

Altro attendesi per il bene della graziosa cittadina, e specialmente la soluzione dell'assillante problema idrico.  La popolazione, che vanta una lunga storia luminosa, deve poter chiedere il riconoscimento della sua antica dignità con opere di elevazione, affinchè il nuovo clima di grandezza e di modernità, che il Fascismo ha creato nell'Italia riportata ai fasti dell'Impero, si respiri pur tra lontani discendenti degli Usconiati, così fieri e fedeli amici della Roma cesarea.  Per ciò ottenere occorre che i cittadini, così generosi verso il forestiero, siano un pò generosi anche fra di loro, e rammentino che la mancanza di un maggiore spirito di comprensione e di sincero affratellamento non unisce ma separa e disgraga, rallentando il progresso che ne deriverebbe dell'essere più concordi, più compatti, più vigili e più consci dei comuni bisogni.  L'interessamento e l'amore collettivo per la cosa pubblica, anzichè l'assenteismo e l'apatia, migliorerebbero tutto e tutti, e si potrebbe occupare un posto preminente nella stima degli altri.  Sarà quasta aspirazione ardente di chi scrive una prossima realtà del domani?  Ne danno affidamento le generazioni più giovani, che, fasciste nell'anima e nell'azione, apporteranno dovunque un soffio di vita nuova.
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